Lo scientismo come nuova religione

La scienza non è democratica” è il nuovo mantra utilizzato come scudo per allontanare chiunque provi a manifestare un pensiero divergente da quello accreditato dalla vulgata dominante e per questo inconfutabile, non passibile a critiche di alcun tipo. Il monito è molto efficace, ed emana quell’autorevolezza che ci si aspetta dal rigore e dall’inaccessibilità della scienza, intesa come campo esclusivo di un élite di esperti, la cui competenza e preparazione implicano qualità tali da giustificare un certo distacco dal popolo, il demosappunto. Mai come in questo periodo di diffusione della paura collettiva legata al Covid-19 la scienza, o come meglio vedremo la sua degenerazione scientista, ha avocato a sé il ruolo di padre primigenio, che sorveglia i propri figli e impone loro la propria indiscussa autorità.

Ma cosa è la scienza?

Sciens, participio presente del verbo latino scire, sapere, essa comprende quel sistema di cognizioni acquisito con lo studio e la riflessione.

Ricostruire la genesi della scienza richiederebbe un trattato a sé, ed esula dall’obiettivo della nostra esposizione; peraltro esiste già una vasta e importante letteratura in merito da poter esaminare.

Già nella cultura classica i filosofi greci distinguevano due diverse forme di conoscenza, l’opinione (doxa), fondata sull’esperienza sensibile e perciò ingannevole e incerta, e la scienza (epistème), basata sulla ragione e dunque fonte di conoscenza sicura e incorruttibile.

A segnare un punto di svolta nell’ambito della gnoseologia, la teoria della conoscenza, è Socrate, che attraverso il procedimento dell’induzione preconizza la nascita del metodo scientifico. La sua è una rivoluzione copernicana del sapere, che scuote il pensiero filosofico e il sentire generale del tempo. Cosa è in grado di conoscere l’essere umano? Chi è davvero sapiente? domanda Socrate. La risposta è che “è sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.”

La vera conoscenza per il filosofo greco non è insegnabile, il maestro può solo condurre l’allievo a generarla da sé, attraverso l’arte della maieutica. Essa infatti non proviene dall’esterno, ma nasce all’interno dell’individuo, da quel luogo che è l’anima e di cui Socrate può essere riconosciuto come il primo scopritore nella cultura occidentale.[i]

Il metodo socratico rappresenta un elemento portante nello sviluppo epistemologico, cui si ispireranno sia l’età dell’Umanesimo che quella dell’Illuminismo, dove l’interesse per la scienza troverà massima espressione, elevandosi a ideale contro l’oscurantismo, l’intolleranza e ogni forma di assolutismo.

Lo scientismo contemporaneo

L’approccio odierno alla scienza la allontana notevolmente dal suo fine massimo di raggiungimento del sapere quale emancipazione dell’essere umano, attraverso il percorso arduo e incessante della ricerca della conoscenza. Al contrario, lo scientismo attuale costringe l’individuo dentro una gabbia ristretta di norme e dogmi che appaiono imperscrutabili al comune intelletto, divenendo roccaforte di un gruppo di eletti, forti del prestigio conferito loro dall’appartenenza a enti rappresentativi del sapere in quello specifico settore. Rinnegando la strada percorsa dai grandi scienziati del passato che pagarono con la propria vita l’aver messo in dubbio le credenze contemporanee, gli attuali preferiscono muoversi nel solco del conformismo e dell’omologazione. Non c’è spazio per il dubbio, elemento fondamentale della ricerca della sapienza, ma solo per l’assertività, la dogmaticità inconfutabile e autoreferenziale delle proprie affermazioni. Uno scientismo imperante e anti-dialogico sta contaminando tutti gli ambiti della conoscenza, con una smania positivista che ha pervaso persino le scienze umane. Così nell’economia, la cui radice etimologica [ii] –oikos nomia, legge della casa, della sua amministrazione – non lascerebbe dubbi circa la natura sociale di questa scienza. Eppure, a partire dal liberismo ottocentesco prima e dalla sua cristallizzazione attraverso il neoliberismo attuale, tra gli economisti è invalsa la credenza categorica di trattare l’economia alla stregua di una scienza esatta, come la fisica o le scienze naturali.

In un saggio dal titolo “Il Negazionismo economico” [iii] due economisti francesi, ripresi poi dal mondo accademico, dichiarano che siamo giunti a un punto in cui l’economia avrebbe acquisito il rango delle scienze sperimentali, come la medicina e la biologia, per cui molte questioni potrebbero essere trattate da un gruppo di esperti nello stesso modo in cui si testa un medicinale. Questa conquista sarebbe però oggi messa in discussione da una frangia di individui che, con un certo disprezzo, vengono definiti “esperti autoproclamati”, i quali oserebbero negare con metodi non scientifici la verità contenuta nelle riviste del settore. Essi si presenterebbero all’opinione pubblica come difensori del bene comune, ma in realtà sarebbero una sorta di ciarlatani, che agiscono secondo la strategia del negazionismo.

Questa disposizione all’ostracizzazione e al disprezzo manifesto verso chiunque metta in discussione una teoria accreditata e prevalente negli ambienti accademici e istituzionali è diffusa ormai in tutte le branche del sapere.

Durante l’emergenza legata al coronavirus, ma già prima, alcuni autorevoli virologi hanno fatto massiccio ricorso a tale atteggiamento nei confronti di chiunque mettesse in dubbio la natura e la letalità del nuovo virus, di cui peraltro essi stessi hanno dimostrato una scarsa conoscenza, costretti a smentire più volte le proprie tesi, proclamate con grande convincimento.

Il concetto di competenza, utilizzato come fortezza per difendersi dalle incursioni dei dissidenti, viene sganciato da ogni riferimento alla misurazione dei risultati raggiunti e all’attendibilità delle previsioni dichiarate. L’unico parametro di valutazione diventa la legittimità degli attori, il prestigio che viene loro tributato dall’appartenenza a enti e istituzioni riconosciuti. Secondo un meccanismo autoreferenziale e capace di riprodursi senza interruzione, nell’ambito della ricerca scientifica vengono privilegiati e incentivati coloro che sono in grado di portare prove a sostegno di un modello già universalmente riconosciuto. Si giunge al paradosso per cui a essere premiato e legittimato è proprio chi adotta un metodo anti-scientifico, parlando in termini socratici, con il risultato che l’adesione a una teoria preesistente prevale sul senso critico e sulla ricerca della verità.

Il bisogno di un padrone

La tendenza attuale è quella di sostituire la pratica del dubbio sulla conoscenza con l’accettazione e la divulgazione secondo un registro fideistico, che non lasciano spazio allo spirito innovativo e all’approccio sperimentale.

In questa cornice è accaduto che nel XXI secolo un virus di tipo parainfluenzale, molto contagioso e piuttosto letale rispetto alla sua famiglia, ma che non ha nulla a che vedere con le grandi pestilenze del passato, sia stato combattuto con l’isolamento forzato, un metodo che risale al Medioevo se non all’Antico Testamento, che non si riscontrava nei paesi dell’Europa occidentale da secoli. Metodi di dubbia efficacia, che riportano più a una questione di pensiero magico che di razionalità scientifica, hanno fatto leva sulla paura della popolazione. Ai politici e ai cittadini è stato chiesto di adeguarsi alla verità promulgata dalla nuova scienza, quale dottrina del mondo contemporaneo, totalitarista e reazionaria ma capace di fare larga presa sulla popolazione. Una massa che, come ce la descrive Freud, è “fondamentalmente conservatrice in senso assoluto, ha una profonda ripugnanza per tutte le novità e tutti i progressi e un rispetto illimitato per la tradizione”. [iv]

Attraverso una comunicazione sensazionalistica, basata su immagini forti e cariche di dolore, l’individuo ha subito un lavaggio del cervello, si è trovato di colpo a convivere con il pensiero e l’immagine incombente della morte, che aveva sempre rifuggito attraverso l’iperattivismo lavorativo e sociale. L’immaginario collettivo è stato subissato di testimonianze provenienti dai reparti ospedalieri di pazienti morenti, familiari straziati, medici martiri ed eroi, fino a culminare con la rappresentazione ultima del trapasso, le bare, trasportate addirittura da convogli militari, simbolo dell’ordine precostituito che subentra al caos. Armi che da sempre vengono utilizzate per far presa sulla massa che, in quanto tale “può venir eccitata solo da stimoli eccessivi. Chi desidera agire su essa non ha bisogno di coerenza logica tra i propri argomenti; deve dipingere nei colori più violenti, esagerare e ripetere sempre la stessa cosa”. [v]

L’effetto suggestione è stato potente, un panico collettivo si è impossessato dell’intera popolazione che, senza distinzione di età e di condizioni fisiche, sebbene la pericolosità del virus fosse sensibile a tali parametri, si è abbandonata totalmente al verbo dei virologi della vulgata dominante, quella accreditata e amplificata dai media. Adottando una forma di superstizione per placare la propria angoscia, i cittadini hanno aderito alle disposizioni imposte e rispettato pedissequamente la reclusione domiciliare forzata, mettendo da parte persino le preoccupazioni economiche legate all’impossibilità di lavorare. A chi osava dissentire dalle imposizioni prescritte per il bene comune è stato riservato un trattamento punitivo severo ed esemplare, finalizzato a dissuadere la popolazione dalla ribellione all’autorevolezza dello scientismo scambiato per scienza. L’atteggiamento totalizzante di obbedienza ha ingenerato la nascita spontanea di delatori tra la popolazione e la piena adesione al nuovo culto sanitario, oggettivato attraverso il feticcio della mascherina, utilizzata da alcuni persino in luoghi all’aperto e isolati.

Se i sociologi denunciano oggigiorno un crescente allontanamento dalla Chiesa come fenomeno diffuso in tutto l’Occidente e un aumento del laicismo, permane nell’individuo il bisogno ineludibile di una guida autorevole, che gli indichi cosa è giusto e cosa sbagliato, dove sta il male e come tenerlo lontano.

Nella visione freudiana religione e scienza sono in conflitto tra loro,[vi] in quanto entrambe assolverebbero alla funzione di soddisfare la sete umana di conoscenza e di placare l’angoscia degli uomini di fronte ai pericoli e alle alterne vicende della vita. Ma l’aspetto principale in cui esse si distinguerebbe in modo sostanziale consiste nel fatto che, mentre la religione indica precetti ed emana divieti e limitazioni, la scienza si limita a indagare e rilevare. Dunque entrambe mirano agli stessi obiettivi ma con mezzi profondamente differenti, che vedono la scienza avulsa dall’utilizzo dell’azione coercitiva.

Possiamo affermare che oggi tale disputa è superata: la nascita di una nuova creatura, la religione scientista, ha surclassato entrambe le istanze, adottando – in modo tendenzioso e tale da non dare adito al dubbio – la metodologia scientifica per finalità proprie di una religione. Questa nuova entità metafisica è in grado di rispondere ai bisogni di protezione da parte del soggetto che fa parte della massa, alla sua volontà di de-responsabilizzarsi e all’esigenza di attenersi a rigidi divieti imposti da un’autorità alla collettività intera, in modo da sentirsi tutti uguali al cospetto del padre primigenio. Le affermazioni degli scienziati vengono accolte come dei dogmi indiscussi e le loro prescrizioni come dei culti da rispettare. Riproducendo il sistema di premi d’amore e di punizione del bambino, la fede scientista consente all’uomo di permanere in uno stato di minorità e di soddisfare i desideri e i bisogni dell’infanzia, che si sono protratti fino all’età adulta.

La veste scientifica rende la nuova religione più adatta di quelle tradizionali allo spirito dei tempi, in cui la paura della morte e il rifiuto di accettare la caducità della vita umana hanno preso il soprassalto sull’amore per la vita stessa e la ricerca di un senso etico: per paura di morire l’uomo sceglie di non vivere. A essere appagata è la pulsione di morte, che trova così espressione nella rinuncia alla vita reale.

 

Ilaria Bifarini

 

(Articolo originale pubblicato sul Psicoanalisi e Scienza, 4 luglio 2020)

 

Note:

[i] G. Reale, Introduzione a Socrate e la nascita del concetto occidentale di anima, Vita e Pensiero, 1997, pg. 16.

[ii] I. Bifarini, Inganni economici, falsi miti di una scienza sociale, pubblic. Indipendente, 2019.

[iii] P. Cahuc, A. Zylberberg, Le Négationnisme économique, Flammarion, 2016.

[iv] S. Freud, Il Disagio della civiltà e altri saggi, Bollati Boringhieri, 2014, pg 74.

[v] S. Freud, Il Disagio della civiltà e altri saggi, Bollati Boringhieri, 2014, pg 7

[vi] S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri, 2019, pg 568.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ILARIA BIFARINI

 

 

Laureata in “Economia della Pubblica amministrazione e delle Istituzioni internazionali” all’Università Luigi Bocconi di Milano (2004), in seguito frequenta la Scuola Italiana per le Organizzazioni Internazionali di Roma, conseguendo un master in studi diplomatici.

Dopo una decennale esperienza lavorativa nel settore pubblico nell’ambito della formazione e dei processi di rendicontazione sociale, intraprende l’attività di autrice indipendente. Nel 2017 pubblica il suo primo libro,Neoliberismo e manipolazione di massa. Storia di una bocconiana redenta, avviando un’analisi interdisciplinare tra psicoanalisi e scienza economica e focalizzandosi sul fenomeno della manipolazione di massa. Segue I coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa (2018), che porta avanti la critica al modello neoliberista, e Inganni economici. Falsi miti di una scienza sociale (2019), dove analizza lo sviluppo dell’attuale scientismo, che mortifica il pensiero critico e inibisce lo sviluppo umano.

Attraverso un innovativo approccio multidisciplinare analizza questioni economiche e sociali con una chiave psicoanalitica, di orientamento freudiano.

Scrive su vari blog e testate giornalistiche, interviene in convegni e trasmissioni televisive.

 

 

4 commenti On Lo scientismo come nuova religione

  • Purtroppo lo scientismo contemporaneo non sa tener conto nè della lezione di Husserl (che aveva ben visto “la crisi delle scienze europee”) e neppure di quelle di Einstein e di Heisenberg, che, rispettivamente, con le teorie della relatività e del principio di indeterminazione, avrebbero dovuto aprire gli occhi ai dogmatici positivisti e neopositivisti contemporanei, la cui versione economicista è rappresentata dai neoliberisti. L’illusione scientista, però, domina perchè fa comodo a chi se ne serve, per giustificare potere politico ed economico, oltre che condizionamento sociale.
    Come scrive Ilaria Bifarini, tra i pochi economisti “critici” (in senso kantiano), “Le affermazioni degli scienziati vengono accolte come dei dogmi indiscussi e le loro prescrizioni come dei culti da rispettare. Riproducendo il sistema di premi d’amore e di punizione del bambino, la fede scientista consente all’uomo di permanere in uno stato di minorità e di soddisfare i desideri e i bisogni dell’infanzia, che si sono protratti fino all’età adulta”.
    Bisogna allora uscire da questo nuovo stato di minorità, in cui, come ancora scriveva Kant “io sento dappertutto gridare: non ragionate”.
    Oggi chi grida “non ragionate”, paradossalmente, sembra essere proprio lo scienziato, che però si è ridotto a dogmatico scientista il quale, in realtà, come metteva in evidenza Heidegger, “non pensa”, ma solo agisce tecnicamente per il dominio sul mondo.
    Grazie sempre ad Ilaria Bifarini, tra le poche coscienze “critiche” (nel senso kantiano suddetto) del nostro tempo, specie nell’ambito degli studi di economia.

  • Bellissimo articolo letto su libreidee.org e incuriosito ho scoperto il suo blog con con i suoi pensieri. Complimenti

  • Grazie. Finalmente ho trovato una persona pubblica che dice le cose con chiarezza cristallina. E ci mette la faccia.
    Leggendo il suo bellissimo articolo mi è tornato in mente il 675 del Catechismo della Chiesa Cattolica, edizione del 1992. Si intitola:

    L’ultima prova della Chiesa

    “675 Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. 637 La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra 638 svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. 639”.

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