PERCHE’ DIFENDIAMO UN SISTEMA CHE CI RENDE INFELICI?

Siamo abituati a trattare l’economia come una scienza fredda fatta di numeri, ma la verità è che si tratta di un processo profondamente psichico. Oggi viviamo immersi in un modello neoliberista che non si regge solo su leggi finanziarie, ma su una struttura mentale che abbiamo interiorizzato fino a renderla invisibile. Ci hanno convinti che la competizione esasperata sia l’unico motore del progresso e il profitto l’unica misura del valore, trasformando queste credenze in dogmi indiscutibili.
Come sosteneva Keynes, la vera sfida non è accogliere idee nuove, ma riuscire a evadere da quelle “vecchie” che si annidano in ogni angolo della nostra mente. Queste idee sono diventate dei veri e propri bias cognitivi: ci portano ad accettare come naturale un sistema che genera ansia cronica e frammentazione sociale, rendendoci i primi guardiani della nostra stessa prigione mentale. Difendiamo uno status quo che ci danneggia semplicemente perché abbiamo perso la capacità di immaginare un’alternativa.
Il costo di questo sistema si paga sulla nostra pelle, in termini di salute e benessere psichico. Analizzare questi meccanismi è il primo passo per scardinare un modello insostenibile e privo di reale fondamento. È un atto di coraggio necessario: dobbiamo smettere di essere spettatori passivi della nostra sofferenza economica e iniziare a rimettere l’essere umano al centro del paradigma.
Di questi temi parlerò domenica 17 maggio a Milano, durante il convegno “Economia del Benessere” presso il Teatro della Quattordicesima (ore 14:00). Sarà un’occasione per riflettere insieme su come uscire da questa psicopatologia collettiva e ritrovare una rotta possibile.
Uscire dalla prigione neoliberista significa smettere di considerare naturale ciò che in realtà è solo un dogma psichico ed economico

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