Vi ricordate Ida Auken, ex ministro dell’ambiente danese, scelta come giovane leader mondiale dal Forum di Davos, considerata una tra gli under 40 più promettenti in Europa?
Per il Forum si è occupata di progettare l’urbanizzazione del futuro, col suo celebre saggio, nel quale racconta il mondo che i tecnoligarchi hanno progettato per l’umanità, prospettando come idilliaco uno scenario degno di un romanzo distopico, noto come “Non avrai nulla e sarai felice”.
Per rinfrescarci la memoria lo riportiamo qui di seguito, perché il progetto del Grande Reset di Davos, nonostante il periodo pandemico sia superato, non è mai stato abbandonato, e nessuno come la sfortunata famiglia del bosco ha osato sfidarlo, dimostrando che un altro modello è possibile e sostenibile.
“Benvenuti nel 2030, dove la proprietà privata e la privacy non esistono”.
Benvenuti nell’anno 2030. Benvenuti nella mia città – o dovrei dire “la nostra città”. Non possiedo nulla. Non ho un’auto. Non ho una casa. Non posseggo alcun elettrodomestico o vestito. Potrei sembrarvi strano, ma tutto ciò ha perfettamente senso per noi in questa città. Tutto ciò che voi consideravate un prodotto, ora è diventato un servizio. Abbiamo accesso ai trasporti, agli alloggi, al cibo e a tutto ciò di cui abbiamo bisogno nelle nostre vite quotidiane. Poco per volta, tutte queste cose sono diventate gratuite, quindi non ha senso per noi averne tante. Le prime a diventare digitalizzate e gratis per tutti sono state le comunicazioni. Poi, quando l’energia pulita è diventata gratuita, le cose hanno iniziato a muoversi velocemente. Il prezzo dei trasporti è crollato. Per noi non ha più avuto senso possedere un’auto, perché in pochi minuti possiamo chiamare un veicolo a guida automatica o un’auto volante per i viaggi più lunghi (…)
“I problemi ambientali sembrano lontani” – Nella nostra città non paghiamo alcun affitto, perché, quando non ne abbiamo bisogno, qualcun altro utilizza il nostro spazio libero. Il mio salotto viene usato per incontri di lavoro quando non ci sono. Di tanto in tanto, scelgo di cucinare per me. È semplice – gli utensili da cucina necessari vengono consegnati alla mia porta in pochi minuti. Da quando i trasporti sono diventati gratuiti, abbiamo smesso di avere tutte queste cose ammassate nelle nostre case. Perché tenere una macchina per la pasta e una padella per le frittelle stipate nelle nostre dispense? Possiamo semplicemente ordinarle quando ne abbiamo bisogno. Ciò ha reso più semplice anche la svolta dell’economia circolare. Quando i prodotti vengono trasformati in servizi, nessuno ha interesse per delle cose con vita breve. Tutto viene progettato per durare, essere riparato e venire riciclato. I materiali circolano più rapidamente nella nostra economia e possono essere trasformati abbastanza facilmente in nuovi prodotti. I problemi ambientali sembrano lontani, dato che utilizziamo solo energia pulita e metodi di produzione puliti. L’aria è pulita, così come l’acqua, e nessuno oserebbe toccare le aree naturali protette, in quanto costituiscono un grande valore per il nostro benessere. Nelle città abbiamo molti spazi verdi, con piante e alberi ovunque. Continuo a non capire perché in passato abbiamo ricoperto di cemento tutti gli spazi liberi della città.
“La scomparsa dello shopping” – Shopping? Non riesco a ricordare cosa sia. Per molti di noi si è trasformato nello scegliere le cose da usare. A volte lo trovo divertente, altre voglio che sia l’algoritmo a farlo per me. Conosce i miei gusti meglio di me. Quando le intelligenze artificiali e i robot ci hanno sostituito nella maggior parte dei nostri lavori, abbiamo improvvisamente avuto tempo per mangiare bene, dormire e trascorrere tempo con altre persone. Il concetto dell’ora di punta non ha più senso. Si tratta più di tempo per pensare, per creare e per lo sviluppo. Per un po’, tutto si è trasformato in puro intrattenimento e le persone non hanno più voluto preoccuparsi delle questioni complesse. Soltanto all’ultimo abbiamo scoperto come utilizzare tutte queste tecnologie per scopi migliori e non solo per ammazzare il tempo.
“Fuori città, le persone vivono stili di vita diversi” – La mia più grande preoccupazione è rivolta a tutti coloro che non vivono in città. Quelli che abbiamo perso lungo la strada. Quelli che hanno deciso che tutta questa tecnologia sia diventata troppo. Quelli che, quando le intelligenze artificiali e i robot hanno assunto il controllo di gran parte dei nostri lavori, si sono sentiti obsoleti e inutili. Quelli che si sono arrabbiati con il sistema politico e vi si sono rivoltati contro. Vivono stili di vita diversi, fuori dalla città. Alcuni di loro hanno formato piccole comunità autosufficienti. Altri sono rimasti nelle case vuote e abbandonate dei piccoli paesini del XIX secolo.
Di tanto in tanto mi infastidisce il fatto che non abbia una vera privacy. Non posso andare da nessuna parte senza venire registrato. So che, da qualche parte, ogni cosa che faccio, penso o sogno viene registrata. Spero soltanto che nessuno la usi contro di me. Tutto sommato, è una bella vita. Di gran lunga migliore rispetto alla strada che stavamo percorrendo, quando è diventato chiaro che non potevamo continuare con lo stesso modello di crescita. Stavano avvenendo tutte quelle cose terribili: malattie del benessere, cambiamenti climatici, crisi dei rifugiati, degrado ambientale, città completamente congestionate, acque inquinate, aria inquinata, disordini sociali e disoccupazione. Abbiamo perso troppe persone prima di riuscire a comprendere che potevamo fare le cose in maniera diversa.”
(Ida Auken, Forum di Davos)
Il modello di ecologismo e frugalità concepito dai tecnocrati di Davos è una forma disumanizzante di controllo e sorveglianza pervasiva, dove l’individuo viene deprivato della sua identità ontologica e della sua autodeterminazione, rimpiazzato dall’algoritmo. Un futuro distopico, in cui si abdica totalmente al diritto alla proprietà e alla privacy, in cambio dell’emancipazione dal lavoro, svolto ormai dall’intelligenza artificiale, in grado di produrre e consumare al posto dell’uomo. Come si sosterrebbe un simile scenario dal punto di vista economico? Verosimilmente con l’elargizione di un reddito universale garantito per sopravvivere, in cambio della totale adesione al nuovo paradigma antropologico e alle sue condizioni. Secondo Ida Auken si tratterebbe del migliore dei mondi possibili, perché consentirebbe un futuro sostenibile e rispettoso dell’ambiente, in linea coi dettami del Club di Roma e del malthusianesimo ecologista, anche se il prezzo da pagare consiste nella rinuncia alla libertà.

La famiglia neorurale di Palmoli, con la sua casetta indipendente in mezzo alla natura, fuori dal circuito omologante della realtà urbana, ha osato smascherare questo inganno, costruito dalle centrali di controllo del potere: ha dimostrato che un’alternativa davvero sostenibile è possibile, senza rinunciare alla propria libertà e alle proprie scelte di vita.
Dunque vanno rieducati, in modo intransigente, severo, esemplare: punirne uno per educarne cento!
