Storia minima

Ci sono storie che nessuno scrittore vorrebbe raccontare. Sono le vite dei giovani di oggi, della società che per la prima volta nega un futuro e un presente alle nuove generazioni. Nulla a che vedere con tormenti romantici e lotte per il successo: sono vite senza trama, che scorrono senza un filo conduttore, stanche e incolori. Storie minime appunto, come quella del protagonista del romanzo di Matteo Fais, un giovane laureato che si appresta a vivere la sua esistenza vuota, con consapevole rassegnazione, senza nessuna forza né desiderio di combattere per conquistare il proprio futuro, nell’accettazione passiva che gli sia stato già negato.

Sullo sfondo grigio di un’esistenza sempre uguale, sospesa in un’apatia quasi rassicurante, viene raffigurata una generazione indifferente ai temi sociali, rassegnata alla inoccupazione, che si rispecchia nella ricerca  frenetica e sempre insoddisfatta del consumismo sessuale.

Un romanzo dei nostri tempi, che racconta i rapporti fragili ed evanescenti della società neoliberista. Con un cinismo a volte esasperato che accompagna tutto il libro. Da leggere.

 

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ILARIA BIFARINI