Redenzione e paradosso dell’istruzione

IL GRANDE RESET: INTERVISTA A ILARIA BIFARINI

Uno dei fenomeni piu rilevanti e più misconosciuto della nostra epoca è lo sviluppo di un insieme di correnti di pensiero postliberale, ovvero un’area culturale variegato con radici politiche e culturali diversissime ma accomunate da una critica al pensiero unico neoliberista. Infatti come numerosi commentatori osservano le categorie politiche stanno cambiando e fenomeni come il populismo,identitarismo il sovranismo sembrano rispondere a contraddizioni del sistema liberaldemocratica già intuito diversi anni fa. In questa nuova area culturale troviamo nuovi intellettuali dissidenti. Una di queste è Ilaria Bifarini. Classe 1980, è una scrittrice critica del pensiero mainstream e del politically correct, e recentemente ha dato alle stampe un prezioso libro sulla svolta epocale che stiamo vivendo: il Grande Reset

Grazie Cara Ilaria di averci concesso questa intervista. Tu sei una studiosa anti-mainstream, vuoi parlarci del tuo percorso intellettuale?

Sin da bambina lo studio è sempre stato la mia passione e mi sono divisa tra una predisposizione innata per la matematica e una passione per le materie letterarie. Così, dopo essermi diplomata al liceo classico, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di economia alla Bocconi di Milano. Come ripeto spesso a coloro che nutrono dei pregiudizi su questa materia, l’economia è una scienza sociale, che si occupa dell’uomo e del raggiungimento del suo benessere all’interno della comunità. Il fatto che gli economisti si avvalgano spesso di tecnicismi e presentino la disciplina come assiomatica è una degenerazione della materia, strumentale all’attuazione di determinate politiche su scala globale. La Bocconi, uno dei principali atenei italiani per la formazione economica, è la massima espressione di questo modo di intendere la materia. Tuttavia, avendo scelto un indirizzo in pubblica amministrazione, dunque non aziendalistico né finanziario, ho seguito un piano di studi vario, che spaziava da materie come statistica e matematica, allo studio dei diritti e alla sociologia; ho persino frequentato un corso semestrale di lingua e cultura cinese.

Successivamente, per approfondire certe tematiche e ampliare gli orizzonti, mi sono iscritta a un master in relazioni diplomatiche alla SIOI di Roma. Curiosa per natura, anche durante gli anni di lavoro nella PA non ho mai interrotto il mio percorso formativo, partecipando in autonomia a corsi e specializzazioni e scrivendo di attualità su varie testate giornalistiche indipendenti.

Nel 2017, con il mio primo libro “Neoliberismo e manipolazione di massa. Storia di una bocconiana redenta” (2017), ho intrapreso definitivamente l’attività di studiosa e scrittrice indipendente, cui oggi mi dedico a tempo pieno. Attraverso l’autodidattica ho sviluppato un approccio multidisciplinare applicato all’analisi dei fenomeni sociali ed economici di cui mi occupo: ciò che manca agli attuali economisti, filosofi e intellettuali in generale è proprio una visione di insieme, capace di superare i limiti restrittivi di una conoscenza specialistica e tecnicistica, dentro la quale sono ingabbiati. È necessario integrare i vari campi del sapere e considerare la realtà come un tutto unitario e comprensivo della molteplicità per comprenderla nella sua interezza e complessità. Di recente mi sono interessata di economia comportamentale, una nuova branca della scienza economica ancora poco diffusa in Italia, che studia l’interazione tra psicologia ed economia, iscrivendomi anche a un master in Scienze comportamentali e dell’amministrazione alla Luiss, altro centro di formazione del pensiero predominante. Purtroppo gran parte dei poli universitari, in particolare quelli più blasonati e all’avanguardia, sono completamente appiattiti su una concezione omologata del sapere, che non lascia spazio al pensiero critico e innovativo, in cui i docenti impongono la propria visione politica ai discenti.

Ne deriva il paradosso che a una maggiore e più qualificata istruzione corrisponde spesso una diminuzione dell’autonomia del pensiero e una maggiore predisposizione all’accettazione passiva e persino entusiasta di un sapere specialistico e dogmatico.

Ma i casi di redenzione sono per fortuna, seppur rari, possibili.

Parliamo del tuo ultimo libro. Cosa significa Grande Reset?

Il Grande Reset, è un piano preciso, ufficiale e ben documentato, sul quale istituzioni internazionali, filantropi, organizzazioni non governative e grandi aziende private collaborano apertamente da tempo. A esso sarà dedicato interamente il prossimo Forum di Davos, il consesso annuale dove si riuniscono i grandi della Terra per decidere su questioni che riguardano la governance mondiale. Alla base c’è la ferma convinzione che il mondo così come lo conosciamo non tornerà mai più, quella che era la nostra vita fino a febbraio 2020 verrà dimenticata per sempre. Come nella shock economy di Milton Friedman una crisi reale o percepita è in grado di rendere accettabile ciò che prima non lo era, così la crisi del coronavirus ha introdotto cambiamenti finora inimmaginabili, necessari ad attuare il piano del Grande Reset. Le nuove abitudini di vita imposte dalle restrizioni dei governi alle popolazioni hanno indotto quella spinta necessaria per accelerare un processo che altrimenti avrebbe richiesto molto tempo e avrebbe generato forme di resistenza da parte dei cittadini. Lo smartworking, le videoconferenze, la sostituzione dei rapporti reali con quelli virtuali, la telemedicina sono tutte novità entrate a gamba tesa nelle nostre vite e, dato il perdurare dell’allarme pandemico, sono destinate a radicarsi fino a divenire nuove abitudini.

A pagarne il costo maggiore sarà l’economia reale, di produzione, in particolare le piccole e medie imprese, che in Italia rappresentano la quasi totalità del tessuto industriale, e i settori tradizionali. Nel nuovo modello capitalistico non c’è spazio per i mercati considerati obsoleti, che devono essere spazzati via per far posto ai nuovi, incentrati sulla Green Economy, la farmaceutica e il digitale.

Attraverso il potenziamento dell’intelligenza artificiale e della rete di nuova generazione (5G), verrà attuata la tanto agognata Quarta Rivoluzione industriale, che a differenza delle precedenti provocherà un aumento della disoccupazione senza creazione di nuovi posti di lavori. Le imprese giganti, che già padroneggiano il mercato, avranno un ruolo chiave nella governance mondiale, di concerto con i governi e le istituzioni, mentre gli strumenti di sorveglianza delle masse, già in uso in Cina, verranno sdoganati grazie all’allarme pandemico e considerati necessari per mantenere l’ordine e il controllo. È un piano documentato, ben congegnato nei minimi dettagli, il cui obiettivo è la cancellazione definitiva del presente e la sua sostituzione con un nuovo paradigma socio-economico, in cui l’essere umano dovrà convivere con l’isolamento sociale, la mancanza di lavoro come condizione e un senso pervasivo di inutilità.


 

4 commenti On Redenzione e paradosso dell’istruzione

  • Sempre molto interessanti le tue analisi

  • Ho letto il libro di Ilaria, l’ho trovato molto completo con una visone a 360° sulle implicazioni del Grande Reset e tutti gli aspetti connessi sia nella sua preparazione che nel suo svolgimento. E’ un libro che sto consigliando a diverse persone che hanno la “mente aperta e critica”.

    Mi manca da colmare una finestra che riguarda una caratteristica che ha l’uomo e non hanno le macchine ed è la CREATIVITA’ che sicuramente verrà svilita e osteggiata dalla AI. Come creativo mi piacerebbe sapere da Ilaria in che posto si piazzeranno le menti creative in questo futuro fatto di tecnologia e AI. Saranno loro un granello che potrebbe bloccare il meccanismo di trasformazione da produzione e progettazione umana a quella tecnologica?

    Un secondo aspetto è quello relativo allo sviluppo di AI: siamo ormai al punto in cui l’AI sta raggiungendo (forse ormai ha raggiunto) l’intelligenza umana. Bene da oggi in poi l’intelligenza umana crescerà come è sempre cresciuta, con un piccolo incremento all’anno mentre l’AI crescerà esponenzialmente nel futuro fino a livelli che per noi forse non sono immaginabili. Che cosa succederà? L’uomo può con la singolarità e il transumanesimo aumentare la sua intelligenza ma le macchine saranno sempre più in alto di lui. Uno scenario inquietante.

  • “È necessario integrare i vari campi del sapere e considerare la realtà come un tutto unitario e comprensivo della molteplicità per comprenderla nella sua interezza e complessità”. (Ilaria Bifarini)
    “Il vero è l’intero”, come affermava Hegel e la realtà, per fortuna, anche attraverso risposte inaspettate e menti pensanti autonome, riesce a sottrarsi ai manipolatori occulti che ritentano sempre nuovi processi di “accumulazione primaria” per costruire il loro potere fondato sulla gestione generalizzata delle masse, sottratte alla loro libertà personale e di iniziativa economica (e schiavizzate in modalità varie nel corso della storia), da cui estrarre plusvalore e potere. L’ultimo esempio è quello dei vari esponenti dell’elite economico-finanziaria che si riuniscono a Davos e che programmano, attraverso il nuovo reset, nuovi processi di accumulazione primaria, anche attraverso epidemionomologie, nanotecnologie, iatrocrazie e vaccinocrazie, che irreggimentino la popolazione mondiale in un unico plasma da cui estrarre valore e potere per la loro gestione globale. Però non hanno tenuto conto che “dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva” come scriveva Holderlin, dando spunti fondamentali a Hegel per la sua teoria del vero come intero, il quale riesce a “salvarsi” sempre, comunque, dalle trame luciferine. L’emersione di “ciò che salva” la troviamo esemplificata, nel nostro caso, nell’impegno e nelle opere di pensatori “fuori-sistema” del nostro tempo e che si spendono, come Ilaria Bifarini, per accrescere la nostra consapevolezza. Grazie, sempre.

    • Ciò che si oppone non coincide necessariamente con ciò che salva. Non sempre si riesce ad avere ragione delle trame dei potenti e credo si stia vivendo il momento in cui siamo destinati a perdere se non a sparire.

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