Il neoliberismo in un grafico

Esattamente dopo la caduta del keynesismo (1973) e l’affermarsi incontrastato del neoliberismo, si arresta la crescita del reddito del 99% della popolazione più povera e inizia l’inarrestabile crescita dell’1% più ricco. Fino ad arrivare al paradosso di oggi, per cui otto persone detengono la ricchezza di metà della popolazione mondiale.  È questa l’essenza del modello economico neoliberista, oggi applicato su scala universale e incontestato, ritenuto la migliore e l’unica alternativa possibile, secondo la logica teocratica del TINA (there is no alternative). In un tale sistema, i cui presupposti sono fallaci e i cui i fallimenti sono inconfutabili, la crescita si risolve in aumento della disuguaglianza e dell’iniquità socio-economica a livello mondiale.

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4 commenti On Il neoliberismo in un grafico

  • Molti articoli della cosiddetta contro informazione riportano situazioni allarmanti. Una guerra continua contro il nostro paese ha avuto finora successo per la collusione del PD con i nostri nemici europei. Il nuovo governo sembra aver preso una strada diversa ma, e qui arriva la domanda secondo te ciò è vero o, come dice Marco Mori si tratta di un ennesimo fantoccio teleguidato da Washington-Londra-Bruxelles e, se mai si dimostrasse un affidabile governo filoitaliano (!) Savona, Borghi, Bagnai sarebbero capaci di contrastare l’Europa fino a portarci fuori dall’euro o, come dice Paolo Barnard sarebbero in breve tempo travolti e noi con loro?
    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2090

  • Grazie sempre. Speriamo che dilucidazioni come queste aprano gli occhi ai nostri governanti, che se, fortunatamente, hanno lasciato un sovranismo troppo spinto, rasentante il nazionalismo, hanno conservato la spinta populista, che auguriamoci il PD non annacqui. Il Conte-bis potrà essere il miglior governo della storia repubblicana, ma deve avere l’intelligenza di far tesoro di studi economici importanti, come quelli di Ilaria Bifarini, la quale, a suo grande merito, ha il fatto che riesce a farsi capire anche dai non specialisti.

  • Questo è un altro argomento che purtroppo lascia sgomenti, scusa il gioco di parole, essendo neofita chiedo a Ilaria se questo benedetto Neoliberismo si può in qualche modo combattere, a parte la presa di coscienza e l’associazionismo che, secondo me, purtroppo, non portano a nulla. Ho notato che sono una delle poche persone che non ricevono repliche da parte di Ilaria sui commenti che inserisco in questi post. Probabilmente i commenti che scrivo non meritano risposte perchè non adatti a una replica o forse Ilaria è talmente impegnata che non riesce a leggerli tutti causa mancanza di tempo o altro. Comunque va bene così, per me non è necessario ricevere nulla da parte di Ilaria, io continuerò ad appoggiare e condividere le sue grandiose analisi e critiche sul sistema. Grazie per tutto quello che fai. Grande, grande Ilaria.

  • Salve,
    c’è da chiedersi se, nella logica del modello di economia che Lei giustamente combatte, questa crescente diseguaglianza e la povertà che essa implica, non siano un obiettivo primario ed un fondamento, piuttosto che una conseguenza collaterale.
    Ciò, non tanto per la considerazione che, banalmente, dato un certo quantitativo di risorse della Terra e data una certa capacità di sfruttamento delle stesse, per ogni minore ricchezza di qualcuno, ci sarà un’uguale maggiore ricchezza di qualcun’altro. Si potrebbe, infatti sostenre che la seconda variabile (la capacità di sfruttamento delle risorse) sia influenzata favorevolmente dalla diseguaglianza. Non sono affatto sicuro che ciò sia vero e soprattutto credo che la capacità di sfruttamento non sia di per sè una chiave di soluzione magica e che ponga altri più complessi problemi. In ogni caso, l’obiezione fatta sopra complica un po’ le cose.
    Ma c’è una considerazione diversa che occorre fare in primo luogo e che pone una problematica molto più profonda. Essere più poveri, per grandi masse di persone, significa, in generale, essere meno in grado di contrattare le proprie transazioni sui mercati di qualsiasi tipo, partendo da una posizione economica svantaggiata, significa avere una certa percentuale di popolazione mondiale disposta ad accettare condizioni di lavoro svantaggiose e salari più bassi, significa, per gli altri lavoratori, una concorrenza al ribasso sul mercato del lavoro, significa minore capacità di difendersi sui mercati dei beni di consumo, significa minore capacità (politica, sociale, economica) di difendere i territori dall’invasione e dall’appropriazione (formalmente legittima o no) dei soggetti economicamente dominanti, significa pure, minore capacità di proteggersi dall’invasione di quello che appare essere il grande territorio di conquista e di frontiera dell’appropriazione e sfruttamento da parte del Sistema globale, l’essere umano, nel suo corpo e nella sua psiche, significa, in poche parole, maggiore debolezza nel difendere i propri diritti e le proprie posizioni giuridiche, sociali ed economiche di qualsiasi tipo.
    C’è da chiedersi se questo processo di indebolimento di grandissime masse di persone, non sia direttamente una fonte di ricchezza finanziaria per alcuni. Se potessi dire quello che mi sembra essere la moneta (in senso ampio), nella sua più intima essenza, direi che è la concretizzazione sociale ed economica del riconoscimento di un certo potere di modificazione economica del mondo. Mi sembra che, a fronte di ogni potere, debba stare una soggezione. Una volta, questo potere e la corrispondente soggezione (economica, giuridica e sociale) erano mediati dal potere politico della comunità. Ora, però, non è più così. Allora sembra evidente che la debolezza di molti in molti ambiti, divenga facilmente e più o meno direttamente, attraverso meccanimi vari, di solito consolidati, ed in assenza o marginalizzazione del potere statale di controllo , incremento del potere di acquisto (di moneta in senso lato), per qualcun altro.
    E’ vero che, in una certa misura occorrerà, fino a che l’attività umana non sia del tutto sostituibile, avere una classe di tecnici sufficientemente benestanti per acquisre e mantenere le competenze per poter supportare i processi materiali di produzione ed un insieme di imprese minori, in grado di porre in atto i processi che non possono essere realizzati su più grandi dimensioni. Ma la questione sta tutta nel sapere quale sia il rapporto di distribuzione ottimale, fra questa classe intermedia ed i disperati, in un’ottica massimizzante, per i ceti dominanti.
    Il fatto che la prospettiva attuale per questi ceti, possa essere concretamente quella di avere masse sempre più consistenti di schiavi sempre meno in grado di difendere se stessi come esseri umani e la propria titolarità a partecipare dei beni del mondo, può forse gettare una luce particolare su quello che sta avvenendo.

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