I miti economici si creano e si sedimentano con la propaganda dei media

La mia intervista a Il Messaggero 

Ilaria Bifarini torna in libreria con “Inganni Economici, quello che i bocconiani non vi dicono”

Ilaria Bifarini torna in libreria. Dopo il successo de «I Coloni dell’Austerity», l’economista di origini reatine esce in ebook e cartaceo con «Inganni Economici, quello che i bocconiani non vi dicono», un libro attualissimo che si propone di smontare le tesi dominanti in economia.

Bifarini, con l’affermazione ovunque di scienza e tecnica, l’economia si affida al mito?
«È proprio questo il mito principale di cui è vittima gran parte dell’opinione pubblica: credere che l’economia sia una scienza esatta come la matematica, mentre è una scienza sociale, che si occupa dell’uomo e del raggiungimento del suo benessere. Non esistono modelli economici assoluti. Tuttavia nel pensiero economico dominante, in particolare da parte dell’Unione europea, è stato adottato un modello che si era già dimostrato fallimentare ovunque e oggi è la causa del perdurare della crisi, in particolare in Italia».

La scelta di produrre il libro con una piattaforma di selfpublishing deriva dalla compressione degli spazi di critica al pensiero economico?
«La modalità mi consente di gestire autonomamente tempi e modi di pubblicazione, senza concedere il diritto di esclusiva pluriennale».

Un libro che parla del potere seduttivo dei miti economici. Può fare un esempio?
«I miti economici si creano e sedimentano nell’opinione pubblica con la propaganda messa in atto dai media, con similitudini ingannevoli, ripetute fino a essere interiorizzate. Un esempio è quello secondo cui il bilancio di uno Stato sarebbe come quello di una famiglia. La realtà è invece il contrario: a differenza di una famiglia, la spesa dello Stato corrisponde al reddito dei cittadini, consiste di opere pubbliche, infrastrutture, servizi, stipendi. Nel momento in cui, come accade oggi sotto il diktat dell’austerity imposto da Bruxelles, si pensa di abbassare il debito pubblico tagliando tale spesa, accade l’opposto: si crea maggior disoccupazione e povertà, che si riversa in una diminuzione del Pil e in un aumento del debito pubblico».

La produzione di beni e servizi è talmente abbondante da essere sprecata, ma la povertà aumenta. Come se ne esce?
«È il paradosso dei nostri tempi: abbiamo raggiunto le capacità tecniche e di conoscenza per superare la scarsità dei beni, ma la povertà aumenta, non solo nei paesi del Terzo Mondo ma anche in Italia. Il problema è nella redistribuzione. Nel mio libro dimostro come ciò sia conseguenza delle attuali politiche economiche, in particolare quella di austerity: politiche responsabili di aumentare la disoccupazione e il tasso di disuguaglianza».

RIETI, Sabato 6 Luglio 2019 di Sabrina Vecchi

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