Cognitive bias and echo chambers: the social media trap

In the era of hyper-information, which began with the development of the network and was further amplified by the use of social media, we have access to an unlimited range of news. How does our brain react to this constant flow of stimuli?

To answer this complex question, we must refer to the cognitive bias’ utilization when we are overwhelmed by a flood of information, as happens, for example, with social networks.

The leading role is played by the confirmation bias, i.e. the tendency to search for and prefer the information that confirms our initial beliefs. The psychological experiments have proved how individuals collect or remember information in a selective way and interpret ambiguous evidence to support their pre-existing assumptions. This bias results in an excessive confidence in one’s personal opinions and prevents any change of mind in spite of evident contrary proofs. According to this mental automatism, there are both the tendency to believe that what we hope may come true (wishful thinking) and the limited ability of men to re-process information. Moreover, it is certainly easier for the individual to validate his/her initial ideas instead of performing a complex comparative and scientific analysis to assess their validity.

 

This behaviour is supported by another bias, the status quo, an evaluative distortion connected with the resistance to change associated with the tendency not to make any decisions likely to alter the current state, although they may be positive. Every change is regarded as a loss.

Eventually, our opinions are influenced by the anchoring bias, which leads us to a strong connection with the initial information with which we come into contact; the information is intended as an “anchor” and is used to make any subsequent judgments during the decision-making process. The contents similar to it tend to be assimilated, while those deviating from it are usually removed.

The group bias produce effects to similar the confirmation bias and leads to the overestimation of the skills and value of one’s group, regardless of its nature (social, cultural, etc.) as well as to the denigration and discrimination of any extraneous group. This cognitive error generates the attitude, frequently observed in cultural and academic circles, to favour the people belonging to one’s group and to exclude the external people, thus avoiding any confrontation and strengthening one’s beliefs.

The echo chamber effect

The joint action of these biases has a major impact within the micro-cosmos of social media, which has become the reflection of the real world. The infinite amount of the content conveyed does not increase the knowledge of the user and leads to the strengthening of one’s initial ideas and the identification with a virtual group that represents the subject. Instead of analysing and comparatively analysing arguments different from ours, we tend to ignore them and even despise them. This results in the “echo chambers” phenomenon, i.e. glass bells where one’s preconceptions are amplified by the communication and repetition of the same messages within a closed system. Inside an echo chamber, the users can find information that validates their pre-existing opinions and activates the confirmation bias. This mechanism strengthens one’s beliefs and radicalises them, without adding anything to information and knowledge. The result is the ideological extremism that we are observing today and in which we are taking part, where political debates and confrontations have been replaced by supporters and verbal violence. It is impossible to process any critical thought free from biases, and the tribal law will win.

 

3 commenti On Cognitive bias and echo chambers: the social media trap

  • “How does our brain react to this constant flow of stimuli? … This results in the “echo chambers” phenomenon, i.e. glass bells where one’s preconceptions are amplified by the communication and repetition of the same messages within a closed system. Inside an echo chamber, the users can find information that validates their pre-existing opinions and activates the confirmation bias.” (Ilaria Bifarini)
    Come reagisce il nostro cervello al costante flusso di stimoli?. Secondo ricerche psicologiche e neurolinguistiche il rischio costante è l’acritica amplificazione del ricorso a preconcetti per economizzare sullo sforza mentale di comprensione. Tutto ciò, però, può far degenerare la mente critica e produre il ricorso cognitivo a semplicistiche strategie di selezione e risposte, che confermano pregiudizi e aspettative. Così la presunta neociviltà dell’informazione rischia sempre di più di far rinchiudere gli individui bombardati dall’enorme flusso comunicativo nei recinti mentali propri e del proprio gruppo di appartenenza, producendo chiusure cognitive e rafforzamento delle basi pregiudiziali con cui si filtra il mondo che ci circonda. Sono le basi di nuove conflittualità future. Speriamo sia solo una previsione pessimistica, Grazie, sempre, a Ilaria Bifarini.

  • Vorrei provare ad introdurre un ulteriore elemento a conforto di quanto sostenuto nel post: il potenziale interpretativo (o all’opposto, equivocativo) dei concetti. Ogni concezione ha un potenziale semantico che è in grado di reinterpretare concetti differenti elaborati in contesti diversi da quallo proprio del nuovo concetto. Questo potenziale può avere segno positivo o negativo a seconda del grado di consapevolezza della relatività dei concetti (concetto interpretante e concetto interpretato), nel senso che un elevato grado di consapevolezza consente un effetto positivo di approfondimento o di messa in discussione dei concetti interagenti, laddove uno scarso grado di consapevolezza, comporta più facilmente un travisamento che ovviamente propende per il rafforzamento delle idee già acquisite e consolidate nell’individuo. Per “relatività del concetto” si deve intendere il suo legame col contesto elaborativo, cognitivo e di conoscenza di fondo in cui esso è stato elaborato. La cosa interessante è strumenti come internet e il meccanismo dell’ipertestualità dei documenti html, porta naturalmente ad un passaggio sempre più veloce da un’informazione all’altra, che oltre a creare l’effetto descritto nel post, spinge ad una sempre maggiore superficializzazione dell’esame e della contestualizzazione dei concetti. Ciò può essere inteso, sia riguardo alla lettura dei concetti, sia alla loro riproduzione, sia alla produzione di concetti derivati. L’effetto finale è quello della incapacità acquisita di percepire la profondità dei concetti ed a reagire alle difficoltà di comprensione con la ricerca di nuove informazioni. Nello stesso tempo, si ha un’ovvia reazione di saturazione che porta a resistere a qualsiasi elemento che essendo potenzialmente innovativo renda più complesso il quadro già ipersaturato. Nel comportamento collettivo tutto questo non può che comportare una selezione verso il basso, del livello di comprensione e di dialogo reale. L’incapacità di ascoltare gli argomenti altrui a cui si assiste in certi battibecchi su internet è impressionante. Tali effetti sono tanto più forti quanto più è quantitativamente elevato il numero di informazioni. La reazione più ovvia che si può registrare in questi casi è la perdità di curiosità ed attenzione, che rappresenta uno stato che potenzia oltre ogni limite tutti i fenomeni confermativi e di resistenza al nuovo esaminati nel post.

  • solo un’errata corrige: incapacità acquisita di percepire la profondità dei concetti e la tendenza a reagire alle difficoltà di comprensione con la ricerca di nuove informazioni.

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