Tutti gli elementi per una tempesta perfetta

La mia intervista a Marta Moriconi per Lo SpecialeGiornale del 17 gennaio.

Il blackout energetico è stato ipotizzato molto fino a novembre, ora non se ne sta parlando più di tanto. Esiste davvero questa eventualità?

Dopo un allentamento di tensione durante il periodo estivo, in cui i coronavirus hanno scarsa circolazione, di nuovo tutta l’informazione è tornata a focalizzarsi sulla pandemia, sul bollettino del Covid, sulle continue restrizioni, l’estensione dell’utilizzo del Green Pass e il paventato obbligo vaccinale. Ormai avere una visione misurata e reale di ciò che accade nel mondo e nelle nostre vite è pressoché impossibile. Il rischio di blackout, al contrario, è più attuale che mai, tanto che in questi giorni a lanciare l’allarme è stato lo stesso Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. A settembre a paventare il pericolo era stata la famosa banca d’affari Goldman Sachs che, in fatto di previsioni, si mostra molto attendibile.

Che possibilità ci sono che coinvolga solo noi? O pensa che riguarderebbe tutta l’Europa?

La rete elettrica del Vecchio Continente è fortemente collegata, quindi il rischio sarebbe quello di un blackout ad ampio raggio. Quando a gennaio dello scorso anno era andata in tilt la rete elettrica rumena, si è temuto per un effetto domino che avrebbe coinvolto gli altri Paesi. Sia in Austria che in Germania già nei mesi scorsi sono state promosse da parte del governo campagne di informazione e di simulazione di un potenziale blackout, al fine di preparare la popolazione a tale eventualità. In Spagna i cittadini hanno fatto incetta di bombole e torce, tanto da provocarne l’esaurimento delle scorte. In Francia, dove al momento sono state dismesse numerose centrali nucleari, aggravando così la situazione preesistente di crisi energetica, il ministro della transizione ecologica ha dovuto rassicurare la popolazione sul rischio di blackout generale, che verrà affrontato piuttosto con razionamenti, sospensione di attività produttive energivore e blackout programmati di alcune ore. Questa soluzione è già stata applicata in Kosovo e presumo possa estendersi ad altri Paesi per fronteggiare l’attuale situazione.

Cosa è successo in Germania? È vero che si è già verificato un blackout?

Nei giorni scorsi a Berlino è bastato un blackout di tre minuti, a quanto pare legato a un guasto, per lasciare quasi 100 mila famiglie senza acqua calda e riscaldamento per ore. Non deve essere stato confortante per una popolazione che era stata messa in allerta attraverso campagne informative e pubblicitarie su un blackout generale: un incubo che stava per materializzarsi, per fortuna temporaneo. Una mancanza di corrente elettrica prolungata e generalizzata porterebbe a una paralisi totale delle attività, dalla sanità alla produzione industriale, alla circolazione stradale: uno scenario apocalittico, da scongiurare in tutti i modi. Forse però potrebbe far felice qualche ecologista radicale, fautore di un ritorno a una vita preindustriale, in cui l’uomo si monderebbe della sua colpa di essere inquinante e si incamminerebbe nel percorso della decrescita, tutt’altro che felice.

Crede che il virus stia al vaccino come il blackout potrebbe stare alla green economy?

Già prima dell’avvento del Covid e della nuova era pandemica, cui l’umanità sembra condannata secondo i proclami delle autorità internazionali, nella riunione annuale del Forum di Davos del 2000 era stata sancita la GAVI, l’Alleanza per il vaccino, grazie a un finanziamento di 750 milioni di dollari da parte della Bill and Melinda Gates Foundation. Si tratta di una partnership tra pubblico e privato per la copertura vaccinale mondiale che vede, oltre alla Fondazione Gates, la partecipazione di istituti di ricerca, produttori di vaccini, società civile e organizzazioni internazionali, come OMS, UNICEF e Banca Mondiale. L’Italia, inoltre, durante il ministero Lorenzin è stata designata quale capofila per le strategie e campagne vaccinali nel mondo. La pandemia da Covid è stato il banco di prova di questa nuova politica sanitaria: la realizzazione in tempi record del vaccino e la sua massiccia distribuzione vengono designate come pratica esemplare della collaborazione pubblico- privato, principio fondante del nuovo modello capitalistico, chiamato degli stakeholder o anche inclusivo. Analogamente, potremmo dire che i blackout energetici, magari programmati e ripetuti con regolarità, potranno essere uno strumento per realizzare la tanto agognata decrescita economica, considerata dalla vulgata della nuova ideologia ecologista e globalista necessaria per salvare la terra da una catastrofe imminente e inevitabile.

Risponderebbe a quale logica?

La transizione ecologica, pilastro dell’agenda e della governance mondiale, prevede il graduale abbandono delle fonti di energia inquinanti a favore delle energie alternative. Attraverso il meccanismo delle quote di emissione di CO2 le aziende si trovano a sostenere costi molto alti che gravano sulla produzione, mentre vengono premiate le più “virtuose”, che investono in fonti rinnovabili. Questo provoca sia un aumento dei costi che una scarsa stabilità, essendo le fonti di energia alternativa legate a fattori esogeni imponderabili, come il sole, il vento, ecc. A ciò si aggiunge la crisi geopolitica che ruota intorno al gasdotto russo Nord Stream 2, per ora bloccato dalla Germania e, come abbiamo detto, lo spegnimento delle centrali nucleari della Francia, grande esportatore di energia elettrica. Inoltre è stato fortemente ridotto l’investimento in esplorazioni per nuovi giacimenti di gas e petrolio a livello globale, salvo alcune eccezioni. Insomma, una serie di fattori concomitanti che per ora hanno portato a un rincaro stellare delle bollette e alla decisione di alcune aziende di sospendere la propria attività, ma che potrebbero creare i presupposti per la cosiddetta tempesta perfetta, con ripercussioni persino sulla catena di approvvigionamento.

1 commenti On Tutti gli elementi per una tempesta perfetta

  • Cara ilarial, sono molto perplessa, per usare un eufemismo, su cosa sta succedendo in cina, a Shanghai e in un altra città portuale. Perché questi smisurati lockdown apparentemente immotivati? Per bloccare le merci? questo accellerebbe il great reset ma quale sarebbe l’ interesse cinese di un occidente distrutto? Il cambio di moneta mi è chiaro ma non riesco a fare il passo successivo. Va detto che sono completamente digiuna di economia.

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