Pessoa: il banchiere anarchico

“La tirannia è delle finzioni sociali e non degli uomini che la incarnano; quelli sono, per così dire, i mezzi di cui si servono le finzioni sociali per tiranneggiare, come il pugnale è il mezzo di cui si può servire l’assassino”.   Famoso per gli eteronomi con i quali esprimeva le sfaccettature della sua personalità, lo scrittore portoghese Fernando Pessoa con il “Banchiere anarchico” dà vita a un’intrigante narrazione dal carattere psicologico e sociale sull’ideale di anarchia. Il racconto ha

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Una sciagura chiamata euro

A volte affermare l’ovvio per confutare l’assurdo non basta, così occorre farsi scudo di personaggi illustri, la cui autorevolezza viene universalmente riconosciuta. E’ quello che farò in questo sintetico pezzo, citando l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz. In verità egli non amerebbe prestare il fianco alla “causa sovranista”: il suo credo democratico e progressista è così radicato che, di fronte alle assurdità delle politiche di austerity sposate dalle UE -da lui denunciate più volte e senza mezzi termini- preferisce pensare che

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Storia minima

Ci sono storie che nessuno scrittore vorrebbe raccontare. Sono le vite dei giovani di oggi, della società che per la prima volta nega un futuro e un presente alle nuove generazioni. Nulla a che vedere con tormenti romantici e lotte per il successo: sono vite senza trama, che scorrono senza un filo conduttore, stanche e incolori. Storie minime appunto, come quella del protagonista del romanzo di Matteo Fais, un giovane laureato che si appresta a vivere la sua esistenza vuota,

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Il sacrificio della sovranità e la globalizzazione della povertà

Nigrizia, una delle principali riviste dedicate all’Africa e agli africani, segnala il mio libro “I coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa“, con una breve recensione. Riporta la mia critica al neoliberismo che, attraverso il modello del debito, ha colonizzato il mondo, partendo dal Terzo Mondo per arrivare oggi in Occidente. Nella sua sintetica analisi conclude: Considerazione finale, vagamente sovranista: «La globalizzazione della povertà sta imponendo, in nome del modello unico neoliberista, il sacrificio della sovranità economica e dei

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L’Impero globale del debito

  “Chi muove le trame del sistema economico mondiale generalmente non ha senso di appartenenza nazionale e d’identità culturale; si tratta di individui sradicati, il cui Paese di nascita spesso non coincide con quello di residenza e il cui identificativo si perde dietro codici di conti e partecipazioni cifrati. È il nuovo colonialismo, che per imporre il suo dominio ha smesso di far leva sul capitale e sul lavoro e usa lo strumento del debito”   (I Coloni dell’austerity)

Un’economia nemica dell’uomo

Dell’ideologia neoliberista è stato detto molto, ma in un modo così confuso e impreciso che non è possibile identificarla e perciò farne un nemico da affrontare, come essa fece col comunismo e col keynesismo. La sua essenza è ben concentrata in una frase dell’economista francese del Novecento, Francois Perroux[1]: “Il futuro garantirà la supremazia alla nazione o alle nazioni che imporranno la povertà che genera super profitti e quindi accumulo”. Questa dichiarazione trova piena espressione nei perversi meccanismi sui quali

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