Il caso Embraco e i fallimenti dell’UE

Il caso della Embraco, l’azienda del gruppo Whirlpool che ha licenzato 500 dipendenti nello stabilimento italiano per trasferire la produzione in Slovacchia – è emblematico del funzionamento dell’attuale sistema neoliberista, di cui l’UE è garante nel Vecchio Continente, come il FMI lo è per il resto del mondo.

Un sistema che tutti noi conosciamo – tranne chi ci rappresenta – basato su una concorrenza sfrenata e spregiudicata, che non fa distinzioni tra merci e persone, tra il ciclo dei prodotti e la vita delle persone.

L’Unione Europea, ben lontana dagli obiettivi di cooperazione e solidarietà che animavano I suoi fondatori, si riduce a un’entità superiore che esercita un ruolo puramente coercitivo e punitivo nei confronti dei paesi aderenti. E’ il risultato di un processo di unione assolutamente privo di criteri razionali e di opportunità: l’Unione Europea non ha raggiunto alcun accordo sul tema fiscale e in materia lavorativa – se non la condivisione implicita di operare un’incessante riduzione dei salari e dei diritti del lavoro- si è premurata unicamente di creare un’unione monetaria, che dovrebbe invece rappresentare il passo finale e conclusivo della condivisione di tutte le altre politiche economiche e sociali. [1]

Di fronte alla situazione di debolezza e abbandono in cui si trova lo Stato, alle singole economie nazionali non rimane che adeguarsi alle regole (o mancanza di regole) spietate dell’ortodossia neoliberista. Abbassare significativamente la pressione fiscale, adottando un sistema di tassazione il più agevole e “leggero” possibile per le imprese, diventa prioritario per il paese. Così, anche un criterio di tassazione liberistico come la Flat Tax da applicarsi alle imprese ma non alle persone fisiche – diventa opportuno per rendere competitive le aziende italiane. È la dittatura neoliberista e le armi per combatterla spesso sono le stesse di cui essa si serve. Fondamentale è che chi le impugna sia in grado di maneggiarle con consapevolezza…

 

 

[1] Da “Neoliberismo e manipolazione di massa”, pg 162

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ILARIA BIFARINI