“Qui sarà migrazione e conflitti sociali”- La mia intervista a LoSpecialeGiornale

Vince Orban, Bifarini (economista): “Qui sarà migrazione e conflitti sociali”

Politica

In Ungheria vince Orban, ossia il no all’immigrazione di massa. Ma l’Italia, che è subalterna all’Europa, ancora attende un governo e la situazione è esplosiva. Lo Speciale ha intervistato Ilaria Bifarini, economista, influencer, autrice al suo secondo libro: I Coloni dell’austerity’, per analizzare con lei i possibili conflitti sociali in arrivo e la volontà dell’élite finanziaria.

In Ungheria viene riconfermato Orban, con la sua linea ferma sulle migrazioni, i fatti di Mentone e Bardonecchia hanno mostrato che anche la Francia di Macron vuole proteggere i confini, e in Italia?

“Ormai è chiaro che le migrazioni di massa esplose negli ultimi anni sono la nuova arma del neoliberismo per alimentare un modello economico basato sulla povertà. Non è un caso che siano proprio i paesi più deboli dell’area euro a dover accogliere la quasi totalità dei migranti: oltre l’85% del flusso migratorio dall’Africa rimane in Italia, il rimanente si redistribuisce perlopiù in Grecia e in Spagna. Gli altri cercano di difendere le proprie economie e di tutelare i cittadini in una situazione in cui la crisi economica rende sempre più difficile l’inclusione lavorativa e sociale. L’Italia, oltre a scontare una posizione di debolezza e subalternità all’interno dell’UE, è condizionata più che altrove da una certa retorica buonista votata all’accoglienza indiscriminata. Facendo leva su una distorta e strumentale interpretazione dei principi cristiani è stato creato un vero e proprio tabù del razzismo (al contrario), che impedisce di affrontare seriamente il problema e di valutarne l’impatto in termini economici e sociali”.

Quali saranno le conseguenze nei prossimi anni? Esiste un’emergenza immigrazione?

“Assolutamente sì, la situazione esploderà nei prossimi anni, sia a causa dell’aumento demografico esponenziale previsto nell’Africa subsahariana, che si trova impantanata nella trappola malthusiana, sia per la presenza della Cina, che sta letteralmente colonizzando l’Africa. D’altronde, l’attuale sistema economico, basato su un modello palesemente iniquo e i cui fallimenti sono evidenti a tutti, necessita di flussi migratori di massa: secondo l’Ocse è necessario che l’Europa e gli Stati Uniti accolgano da qui al 2060 ben 50 milioni di migranti. Questo permetterà di non intervenire sulle politiche dell’occupazione e della famiglia nelle economie avanzate e far fronte così all’invecchiamento della popolazione. L’abbondanza di manodopera straniera assicurerà la permanente deflazione salariale su cui si fonda il neoliberismo, mentre la speculazione sui debiti contratti per emigrare e sulle rimesse verso i Paesi di origine alimenterà la finanza e il microcredito, oltre all’indotto dei traffici illeciti e delle mafie. Un business fiorente, che ha sostituito l’economia di produzione”.

Dunque la società del futuro sarà multietnica? Sarà una possibilità di riscatto per l’Occidente attraverso l’accoglienza e l’integrazione?

“Le previsioni indicano che l’arrivo degli immigrati determinerà l’82% della crescita della popolazione nelle nazioni ad alto reddito. Ma questo non porterà nessuna integrazione. I giovani africani che giungono nei nostri paesi sono abbindolati da false promesse e aspettative per il futuro che l’attuale situazione economica non può in alcun modo garantire. Per contro l’assistenzialismo sociale con il quale vengono mantenuti, che non offre loro alcuna dignità e possibilità di reale inserimento, non può che indispettire quella fascia sempre più ampia di cittadini poveri senza tutele dallo Stato. Ciò provocherà inevitabilmente un esacerbarsi dei conflitti sociali, che pure è funzionale al preservazione del sistema, dirottando la rabbia e la frustrazione verso una lotta orizzontale intraclasse. Come diceva l’eroico presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara, che fu assassinato per aver denunciato già 30 anni fa l’utilizzo del debito come forma di schiavismo finanziario, le masse popolari africane e quelle europee non sono antagoniste, ma hanno un nemico comune. Questo nemico è rappresentato dall’élite finanziaria internazionale che specula sulla disperazione e sulla povertà, sempre più globalizzate”

Commenta:

Your email address will not be published.

Site Footer

ILARIA BIFARINI